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Visitatore Visitato

L’opera vuol creare un nuovo contesto percettivo: in essa si alterna l’immagine inanimata bianca e scultorea di una statua a quella della sua modella che appare reale e dinamica ed è anche interattiva (strizza l’occhio allo spettatore se questi la guarda prolungatamente).

È un gioco di “spiazzamento percettivo” che ha come scopo quello di affinare nello spettatore la capacità di cogliere il passaggio e la sottile differenza fra fisico e mentale, tra reale ed immaginario.

I cambiamenti improvvisi turbano la linearità di visione/fruizione in un contesto dove l’antispazio dedicato all’opera, nero, impalpabile, risulta senza tempo, ma contemporaneamente subisce una continua trasformazione del contenuto (oggetto/soggetto o meglio visitato/visitatore), che modifica la sua essenza da scultura da vedere (guardata dai visitatori) a persona che guarda il pubblico, trasformato così da soggetto a oggetto. Nel Visitatore Visitato, dunque, lo spettatore non viene irretito nell’illusoria scorciatoia della creatività tecnologica delle video installazioni, ma viene inscritto nell’opera durante il percorso immaginario che il procedimento costruttivo della stessa compone.   

Quando lo spettatore è lontano dalla zona limitrofa all’opera il PC provvede ad inviare un segnale che illumina la statua di bianco e la presenta così com’è: una scultura; quando, invece, il visitatore si avvicina sul volto viene proiettata con una dissolvenza a mosaico la texture reale, che la trasforma in un viso vero, in carne ed ossa e se lo spettatore incuriosito o attratto si avvicina ancora la figura gli risponde ammiccando e strizzandogli l’occhio a sua volta...

 

 

 

 

M. GALLORINI, Visitatore Visitato, 2005, scultura in gesso, video-scultura, computer, proiettore LCD, cm 28x35

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