Riflessione storico-epistemologica sui concetti di

Atomo ed Elemento                                                                     Giovanni Villa

 

Gli aspetti storici ed epistemologici dei concetti scientifici rappresentano una ricchezza didattica da non sottovalutare. L’approccio storico può svolgere, infatti, in didattica un ruolo importante sia per motivare gli studenti sia per combattere una visione scientifica cumulativa, di “verità scoperte una volta per tutte”. Generalmente, i libri scolastici riportano solamente qualche cenno storiografico, ma sul concetto d’atomo, la cui importanza nella scienza moderna e contemporanea è difficile da sopravvalutare, spendono qualche parola in più. Qualche volta vanno indietro nel tempo, persino fino ai Greci e a Democrito.

Io credo che il concetto d’atomo sia tra quelli che meglio si adattano ad una trattazione storica ed epistemologica. Tuttavia, tale trattazione non può essere “aneddotica”, come spesso è quella dei libri scolastici, ma deve individuare il filo conduttore dell’evoluzione di tale concetto.

Quello che, infatti, va sottolineato è che tale concetto, pur nella sua continuità terminologica, ha subito notevoli cambiamenti nel tempo al punto da passare da cardine di una visione riduzionista della materia ad una possibile ottica anti-riduzionista. Scopo di questa conferenza è di evidenziare i punti salienti di tale trasformazione, durata 25 secoli. Parallelamente al concetto di atomo nel mondo microscopico, in quello macroscopico abbiamo il concetto di elemento. Mostrare la forza e i limiti di questo parallelismo è importante anche didatticamente.

Uno dei punti salienti di questo percorso storico è il suo punto d’approdo: l’atomo quantistico. Tale concetto è di difficile presentazione, ma presenta una grande valenza didattica. Infatti, la presentazione in classe in un approccio storico-epistemologico del concetto d’atomo (anche nella difficile accezione contemporanea) potrebbe stimolare una collaborazione tra il docente d’ambito scientifico e quello filosofico (forse anche con l’insegnante di religione), aiutare gli alunni a costruirsi una corretta immagine del mondo materiale e a riflettere sulle implicazioni filosofiche ad essa sottese.

Io credo che l’immagine del mondo che la scienza contemporanea ha elaborato, e le problematiche filosofiche da essa aperte, siano “spettacolari” ed “inedite” e col tempo dovrebbero permeare anche la cultura in generale, e quella scientifica non specialistica in particolare. Va tenuto presente che il compito di creare una corretta immagine globale del mondo, e di evidenziare le implicazioni generali sottese, può essere svolto solo nella scuola perché solo in essa si organizza e si propone una trattazione complessiva ed organica del sapere scientifico e filosofico. Questo è un compito culturale cui gli insegnanti d’ambito scientifico non possono rinunciare, pena la perdita di valore generale per le loro discipline. In questo caso, le materie scientifiche insegnate diverrebbero solo dispensatrici di conoscenze “specialistiche” e facilmente si potrebbe far passare l’idea che tali materie sono “informative” non “formative”. Inoltre, siccome tali informazioni specifiche sono “inutili” nella vita di tutti i giorni, la logica conseguenza sarebbe, nella migliore delle ipotesi, la riduzione dello spazio orario per le materie scientifiche.

 

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