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Maria Figlia del suo Figlio

 

M. GALLORINI, Maria Figlia del  suo Figlio,

1999, Tempera a secco su parete trattata, cm. 100x91.

L’opera solo apparentemente si rifà al dipinto di Filippo Lippi, infatti l’originalità e le differenze balzano subito evidenti. Formalmente notiamo subito la mancanza dello sfondo paesaggistico a favore di una lavorazione a foglia d’oro che evidenzia un luminosissimo alone, che ricorda più un’aura aurea piuttosto che una semplice aureola. Anche il periodo della vita di Maria rappresentato è diverso e i particolari abbinamenti di luce e colore servono a suggerire che Maria, oltre ad una presenza esterna ne ha anche una interna, lo Spirito Santo del Cristo appena concepito. Ecco perché le mani, il vestito, l’aureola sono così diversi dal dipinto del Lippi, ecco perché il suo viso genera un’aura che sembra illuminare l’interno della nicchia: è la luce della Madonna radiosa di Spirito Santo. In questa immagine (a differenza dell’opera del Lippi), il colore e la carnosità delle mani appartengono al mondo terreno, sembra di toccarle, ma già in esse si percepisce l’intoccabilità di un qualcosa che è al di fuori del nostro mondo…

 Anche se si tratta di un'opera bidimensionale, la visione dello spettatore che la osserva è tridimensionale, favorita da alcuni particolari del dipinto stesso. Infatti, le linee prospettiche di fuga all’interno della nicchia, le ombre, la riflessione (dipinta) dello sfondo sulle pareti della nicchia, la corrispondenza dei giochi di luce/ombra della nicchia con la posizione della luce reale, a destra del dipinto, lo rendono, fino a che non ci si avvicina, come una nicchia reale contenente una tavola dipinta.

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