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Il Giardino della Giustizia

L’opera è una scultura vivente, come il senso di giustizia che vive in noi.

Inscritto in un marciapiede in pietra serena è presente un emisfero in terra battuta solcato da un profondo spacco; da un lato blocchi di marmo bianco di Carrara contornati da un prato verde con alcuni cespugli di sempreverde e/o rose, un giardino e delle costruzioni. Alcune case possono fare da “panca” per sostare nel giardino della giustizia, il nuovo Eden della conoscenza del bene e del male, “all’ombra” della statua. Sopra i blocchi di marmo un palazzo alto, moderno e ben curato con pareti in cristallo e acciaio, lucide e pulite. Ai piedi un edificio, che per la forma ricorda una struttura pubblica, curato anch’esso nelle armoniche forme. Un monumento moderno con forme futuribili che può ricordare anche un’antenna per diffondere nuovi programmi multimediali sfruttando le ultime tecnologie telematiche (come sta iniziando a fare anche la giustizia), completa il tutto.

Dall’altro lato un palazzone malcurato, nato con buoni materiali, ma logoro (graffiato) e non mantenuto. Ai suoi piedi due edifici tradizionali in pietra serena, anch’essi maltenuti, e una classica baracca con pareti in lamiera ondulate ad evidenziare il contrasto presente in molte città sorte “troppo in fretta”… Nessun giardino né prato (pacciamatura con corteccia di pino macinato), nessuna pianta, solo arbusti secchi (cespugli in fili di ottone/bronzo e/o acciaio).

 

Il simbolismo è evidente, la società è rappresentata da un’ipotetica città, che può essere anche una nazione e/o il mondo intero. I palazzi e le strutture, infatti, poggiano su una base curvata, a ricordare che queste problematiche sono universali e coinvolgono più culture e più etnie, anche all’interno della stessa città.

In senso lato l’opera rappresenta anche il mondo diviso fra bene e male, fra povertà e ricchezza, ma più in generale nella “città” simbolo della società moderna convivono forti conflitti, tensioni, livelli (classi) sociali, invidie, eccessive spinte consumistiche…

     

La statua della giustizia è posta a cavallo dei due lati della città/società ed è quindi un ponte fra queste realtà. Con il piede sinistro poggia sul “palazzone” collocato nella “città delle ingiustizie”, ma il piede destro è pronto in posa dinamica per raggiungere l’ideale della società funzionale “bella e pulita”. Il corpo è slanciato con lunghe gambe a rafforzare il concetto di giustizia in movimento, un movimento veloce e spedito. L’aspetto della statua è bello e armonioso, come deve essere il concetto di giustizia. Il vestito (in rete di acciaio INOX) rappresenta anche le ultime tendenze della moda e significa che la giustizia deve essere al passo con i tempi, usare strumenti e mezzi attuali. In senso lato la “rete” con cui è vestita rappresenta anche la rete informatica, la telematica e le applicazioni informatiche più attuali, strumenti indispensabili per una giustizia rapida e veloce che non affida più le sue memorie a scaffali polverosi pieni di carte. Il vestito è lucido, quindi “luminoso”, e la rete lo rende “parzialmente trasparente”, per una giustizia giusta, esempio luminoso di chiarezza senza compromessi.

La testa ha una pettinatura tradizionale e un viso regolare a ricordare che tutto questo avviene nel rispetto della tradizione e delle leggi che hanno reso famoso nei secoli il diritto romano prima e le leggi italiane poi. Il tutto (la Giustizia nel suo complesso) è condotto quindi con solidità di principi e grande esperienza. Le braccia della statua sono alzate, a simboleggiare la bilancia, e nelle mani la statua regge i due simboli finali: nella mano sinistra l’uomo appartenente alla società, l’uomo di tutti i giorni, un uomo che, per quanto piccolo, ha un peso maggiore dei codici e delle leggi rappresentate dal “librone” che tiene nella mano destra. La bilancia non strumento della giustizia, ma la giustizia, giusta e bilanciata per natura. Una giustizia, quindi, giusta e veloce che mette in primo piano l’uomo proprio come tutti si aspettano e come le ultime norme costituzionali prevedono.

La statua è più alta dei palazzi e delle cose circostanti per mettere in evidenza l’importanza della giustizia rispetto alle cose materiali del mondo: un mondo senza giustizia che mondo è?

M. GALLORINI, Il Giardino della Giustizia, 2003, Bozzetto in materiali vari con statua in simil-bronzo e acciaio.

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