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Big Fish & Little Fish

 

 

 

L'opera prende spunto da alcune riflessioni sul mondo odierno. Stiamo vivendo in un’epoca caratterizzata da conflitti razziali, religiosi, politici. L’apparente lungo periodo di pace (o meglio di grossi conflitti come le guerre mondiali) simboleggiato dal piedistallo liscio e azzurro, è sovrastato dalla lotta per la supremazia rappresentata dai quattro pesci di colore diverso raffiguranti varie etnie/razze/religioni. Il fagocitarsi a catena sarà solo un’effimera vittoria del più forte, che è rappresentato senza occhi (accecato dall’odio) e deformato (tondo e non più affusolato) per lo sforzo sostenuto.

La rappresentazione non vuole individuare nel pesce più grosso o più piccolo un determinato popolo o nazione, ma ricordare che solo una collaborazione può soddisfare tutti. Altrimenti non ci potranno mai essere vincitori ma solo vinti.

L’osservatore può toccare la scultura e ruotare i pesci, provocando così, nella simbologia dell’opera, l’alternarsi di periodi di pace e periodi di guerra. I cigolii simili a lamenti che conseguono a tale movimento e le luci rosse intermittenti che vanno a colpire i pesci ricordano l’orrore del sangue e delle armi che colpiscono indistintamente tutti, grandi e piccoli, vincitori e vinti.

L’opera si configura come “scultura sensoriale” in quanto la percezione del messaggio coinvolge il senso dell’udito, oltre che della vista.

 

 

 M. M. GALLORINI, Big Fish & LIttle Fish, 2005,

Scultura con marmi diversi (Bozzetto)

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